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Zanzibar

Cosa e' Zanzibar

Una ricca cultura, un popolo amichevole, un'ottima clima, spiagge stupende: sono gli ingredienti che ne fanno di questa destinazione di vacanza unica e indimenticabile.

Il nome "Zanzibar" è isola dell'arcipelago dell'nome Zanzibar, chiamata anche Unguja. La popolazione e' di 800.000 secondo una stima del 1994, su una superficie di 1.554 km². La seconda isola per grandezza è Pemba seguito da un certo numero di isolotti piu piccoli tra (isola della Prigione, Bawe, Chapwani, Chumbe, Mnemba e Misali). L'arcipelago fa parte delle famose spice islands (isole delle spezie).

In passato, e fino a tempi recenti, l'arcipelago fu autonomo; nel 1964 venne poi unito al Tanganika per formare la Tanzania (il cui nome nasce per l'appunto dalla fusione di "Tanganika" e "Zanzibar"), pur mantenendo un notevole livello di autonomia rispetto all'entroterra.

 

 

Foto Zanzibar

Aprofondimenti Wikipedia

INFORMAZIONI (WIKIPEDIA) SU ZANZIBAR

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Zanzibar (disambigua).

Coordinate: 6°08′S 39°19′E / -6.133, 39.317

Mappa dell'isola principale di Zanzibar

Zanzibar è il nome di un arcipelago situato nell'Oceano Indiano, 25-50 km al largo della costa della Tanzania. Il nome "Zanzibar" viene spesso usato per riferirsi alla principale isola dell'arcipelago, detta anche Unguja (800.000 abitanti secondo una stima del 1994, 1.554 km² di superficie). La seconda isola per estensione è Pemba; seguono un certo numero di isolotti minori tra cui l'isola della Prigione, Bawe, Chapwani, Chumbe, Mnemba e Misali. L'arcipelago appartiene, assieme all'isola di Mafia, alle cosiddette spice islands (isole delle spezie).

Il nome Zanzibar (زنگبار) deriva molto probabilmente dal persiano Zang-i bar ("Terra dei neri"). Basato solo sull'assonanza (cosiddetta «etimologia facile») è il riferimento allo zenzero (in arabo zanjabīl), una delle spezie prodotte nell'arcipelago.

In passato, e fino a tempi recenti, l'arcipelago fu autonomo; nel 1964 venne poi unito al Tanganika per formare la Tanzania (il cui nome nasce per l'appunto dalla fusione di "Tanganika" e "Zanzibar"), pur mantenendo un notevole livello di autonomia rispetto all'entroterra.

La capitale di Zanzibar si trova sull'isola di Unguja, e prende anch'essa il nome di Zanzibar; il suo cuore è il quartiere di Stone Town, dichiarato patrimonio dell'umanità UNESCO. Nell'arcipelago si trovano aree naturali ancora in gran parte incontaminate, alcune delle quali forniscono l'habitat a specie endemiche, come la scimmia Piliocolobus kirkii (facilmente avvistabile nella foresta di Jozani) e il rarissimo leopardo di Zanzibar.

Le principali attività economiche di Zanzibar riguardano la produzione e lavorazione di spezie (soprattutto noce moscata, cannella e pepe), la rafia, il cocco e il turismo.

Indice

modifica Storia

Bandiera del sultanato di Zanzibar
Il bombardamento di Stone Town durante la guerra anglo-zanzibariana

L'isola fu controllata dal Portogallo a partire dal 1503.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sultanato di Zanzibar.

Nel 1698 Zanzibar divenne parte dei possedimenti d'oltremare dell'Oman. Il 6 aprile 1861, a seguito di una battaglia per la successione alla carica di sultano dell'Oman, Zanzibar e Oman si divisero in due principati separati. Sayyid Majid bin Said Al-Busaid (1834/5-1870), figlio di Sayyid Said bin Sultan Al-Busaid, divenne Sultano di Zanzibar, mentre suo fratello Sayyid Turki bin Said Al-Busaid (1832-1888) divenne Sultano di Oman.

In quel periodo, il Sultano di Zanzibar controllava anche una porzione significativa della costa africana orientale, ovvero la regione allora nota come Zanj, che includeva tra l'altro Mombasa e Dar es Salaam. Nel novembre 1886, una commissione tedesco-britannica stabilì con precisione i confini dello Zanj, identificato con una striscia di terra di 10 miglia nautiche di larghezza ed estesa in altezza da Cabo Delgado (oggi in Mozambico) fino a Kipini (Kenya), incluse tutte le isole lungo la costa e diverse cittadine oggi appartenenti alla Somalia. Durante il periodo dal 1887 al 1892, il Sultano perdette tutti questi possedimenti, che passarono a Gran Bretagna, Germania e Italia, sebbene alcune furono formalmente vendute o cedute solo nel XX secolo (per esempio, Mogadiscio passò all'Italia nel 1905 e Mombasa al Kenya nel 1963).

L'Impero britannico gradualmente assunse il controllo della regione e la posizione tra Zanzibar e l'impero stesso venne formalizzata nel 1890 dal Trattato di Helgoland-Zanzibar nel quale la Germania si impegnò a non interferire con gli interessi inglesi nell'isola di Zanzibar, che divenne un protettorato dell'Impero quello stesso anno. Un timido tentativo da parte dei tedeschi di intervenire nel controllo dell'isola in modo indiretto si concluse con il brevissimo conflitto della guerra anglo-zanzibariana, nel 1896.

All'inizio gli inglesi nominarono dei vicari (visir) dal 1890 fino al 1913, e poi dei cosiddetti Residenti inglesi dal 1913 al 1963.

Nel 1896 si scatenò la breve guerra anglo-zanzibariana per la successione del Sultano Hamad bin Thuwaini e terminò con l'ascesa del sultano Hamoud bin Mohammed. Acconsentendo alle richieste inglesi, il sultano pose fine al ruolo di centro per il commercio di schiavi dell'isola iniziato sotto l'occupazione dell' Oman nel XVII secolo proibendo la schiavitù e liberando gli schiavi nel Paese.

Il 19 dicembre 1963 Zanzibar ricevette l'indipendenza dal Regno Unito come monarchia costituzionale sotto il sultano. Questa situazione durò poco: il sultano fu rovesciato il 12 gennaio 1964, e il 26 aprile Zanzibar si unì con lo stato del Tanganika per formare la Tanzania, della quale fa parte ancora oggi. La rivolta che seguì l'indipendenza segnò il rovesciamento della classe dirigente araba e fu accompagnata da violenze nei confronti degli arabi che in alcuni casi assunsero i tratti del genocidio.[1] In meno di due settimane furono uccisi fra i 5.000 e i 12.000 arabi (su un totale di 22.000); molti altri furono imprigionati e subirono la confisca di tutti i beni.[2] Le rivalità tra gli abitanti dell'isola principe, Zanzibar, e la più piccola Isola di Pemba, e il conflitto tra i sostenitori e gli oppositori dell'unità con il Tanganika, continuarono a lungo. I due partiti più importanti dell'arcipelago, il Chama Cha Mapinduzi (CCM) e il Civic United Front (CUF) di Pemba, si scontrarono in modo particolarmente violento durante le elezioni del 1995. Alla vigilia delle elezioni, gli abitanti di Pemba furono vittime di nuovi episodi di violenza etnica.

Il fragile periodo di calma che seguì fu di nuovo sconquassato dalle elezioni del 2000 e dalla conseguente violenza scoppiata a Pemba nel gennaio del 2001. In seguito, rinnovati tentativi di dialogo tra il CCM e il CUF hanno ripristinato un clima più pacifico, anche se pochi progressi sono stati fatti per risolvere i problemi esistenti. Il permanere delle tensioni ha portato ad occasionali atti di violenza; si sono registrati attentati contro personaggi pubblici e contro un hotel frequentato da turisti (nel 2004).

modifica Politica

Bandiera fino a gennaio 2005

Sebbene Zanzibar faccia parte della Tanzania, elegge un proprio presidente che prende decisioni su materie interne all'isola. Amani Abeid Karume fu eletto il 29 ottobre 2000. La correttezza di queste elezioni fu messa in dubbio, e nel gennaio del 2001 almeno 27 manifestanti pacifici furono uccisi dalla polizia [1].

Zanzibar ha anche una sua Camera dei Rappresentanti (con 50 seggi, direttamente eletta tramite suffragio universale, la cui durata di mandato è di 5 anni) per fare legge espressamente per l'isola.

modifica Sultani di Zanzibar

  1. Majid bin Said di Zanzibar (1856-1870)
  2. Barghash bin Said di Zanzibar (1870-1888)
  3. Khalifah bin Said di Zanzibar (1888-1890)
  4. Ali bin Said di Zanzibar (1890-1893)
  5. Hamad bin Thuwaini di Zanzibar (1893-1896)
  6. Khalid bin Barghash di Zanzibar (1896)
  7. Hamoud bin Mohammed di Zanzibar (1896-1902)
  8. Ali bin Hamud di Zanzibar (1902-1911) (abdicò)
  9. Khalifa bin Harub di Zanzibar (1911-1960)
  10. Abdullah bin Khalifa di Zanzibar (1960-1963)
  11. Jamshid bin Abdullah di Zanzibar (1963-1964)

modifica Consiglieri del sultano

  1. Sir Lloyd William Matthews, (1890 - 1901)
  2. A.S. Rogers, (1901 - 1906)
  3. Arthue Raikes, (1906 - 1908)
  4. Francis Barton, (1906 - 1913)

modifica Residenti britannici

  1. Francis Pearce, (1913 - 1922)
  2. John Sinclair, (1922 - 1923)
  3. Alfred Hollis, (1923 - 1929)
  4. Richard Rankine, (1929 - 1937)
  5. John Hall (amministratore coloniale)
  6. Henry Pilling, (1940 - 1946)
  7. Vincent Glenday, 1946 - 1951)
  8. John Rankine, (1952 - 1954)
  9. Henry Potter, 1954 - 1959)
  10. Arthur Mooring, (1959 - 1963)

modifica Economia

Fino dall'antichità (è citata anche nei racconti di Sinbad il marinaio), Zanzibar e la vicina Pemba sono conosciute come isole delle spezie ed il loro commercio è stato per secoli l'attività principale delle isole. Grande importanza ha avuto la coltivazione dei chiodi di garofano, di cui Zanzibar è stata leader mondiale.

Negli ultimi dieci anni il turismo si è sviluppato moltissimo grazie alla bellezza delle coste, punteggiate da isolotti corallini. Il turismo, attualmente, ha sostituito in importanza il commercio delle spezie, i cui prezzi sono calati e ormai soggetti al controllo delle multinazionali.


modifica Sport

modifica Curiosità

La casa natale di Freddie Mercury a Stone Town
  • Zanzibar fu la prima regione africana a introdurre la televisione a colori (nel 1973). In altre regioni della Tanzania questo servizio giunse più di vent'anni dopo.
  • Il musicista e cantante Freddie Mercury (vero nome Farrokh Bulsara), leader dei Queen, nacque a Stone Town, sull'isola di Zanzibar, il 5 settembre 1946. Sul lungomare di Stone Town si trova anche un ristorante battezzato in suo onore, il Mercury's.

modifica Voci correlate

modifica Altri progetti

modifica Note

  1. ^ Nel film Africa addio vengono mostrati diversi episodi di sterminio metodico degli arabi a opera dei miliziani neri guidati dal leader cristiano ugandese John Okello
  2. ^ La cifra inferiore (5.000) è riportata da Rodger Yeager in Tanzania: An African Experiment, che recita più di 5000 uccisioni, secondo quanto fu riportato. John Cohen, nel libro Africa addio (Ballantine Books, 1966) che approfondisce i temi sviluppati dall'omonimo film, parla di 12.000 vittime.

modifica Collegamenti esterni

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